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Coloro che oggi si dedichino all'arte, o siano solo animati dal desiderio di
divulgarla, sono da considerare dei veri e propri coraggiosi.
Sono le circostanze che rendono tali
intenzioni ardue, nel contesto attuale; e più
grande deve essere il coraggio, se l’arte è la pittura (o ciò che oggi è diventata).
Tanti sono i rivoli in cui si ramificano le tendenze e gli stili. Tanti sono
gli Ismi e gli anti-Ismi, le
scuole, gli epigoni, le avanguardie, al punto che, ormai, chiunque pratichi
tale territorio subisca inevitabili contraccolpi. Ci sono, ovviamente, delle eccezioni che riguardano “pittori” di
paesaggi, ritratti, fiori, laghi, monti, ecc, ecc, i quali, in virtù di ignoti
meccanismi, non subiscono contraccolpi e riescono a sbarcare un discreto lunario che consente loro di vivere di
pittura (buon per loro!).
Non è difficile, con tali premesse, incontrare alle manifestazioni
artistiche persone perplesse, allarmate, poco propense ad esprimersi, con la
certezza che l’argomento sia prerogativa di addetti ai lavori o,
tutt’al contrario, persone per niente intimidite, che, dall’alto della propria sensibilità,
esprimono giudizi e critiche in quantità.
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E l’artista?
Talvolta è proprio
lui il più disorientato. Abituato a lavorare andando per la propria
strada; esercitando un mestiere che è frutto dell’ingegno personale;
ascoltando un istinto che spesso sgorga prepotente; impegnato a
trovare il procedimento per concretizzare l’opera, non sempre riesce
a rassicurare il pubblico con l’oratoria. La conoscenza della materia, delle
tecniche e dei contenuti a lui vicini, gli sono sufficienti per
esercitare il mestiere. Il frutto del suo lavoro è l’equilibrio. Il
racconto parte dall’interno, dal proprio vissuto e deve poi regolare i
conti (metafora violenta, purtroppo) con il vasto panorama fuori. Non
deve essere, necessariamente, un intellettuale. Né deve
convincere con i discorsi. è la sua opera che deve parlare. Ma da ciò
discende che chi guarda deve conoscere, discernere, insomma, essere disponibile.
è proprio
così?
Quasi un miracolo se,
in un tale marasma, pochi coraggiosi e, forse,
dilettanti (che traggono diletto), alimentando tenui speranze, hanno
ancora la volontà, imperterriti, di lavorare!
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